In esclusiva il prologo de Il libro dell'Amore
Gerusalemme, anno 34
«L'arte salverà il mondo.»
Preso com'era dai lineamenti che stava scolpendo, Nicodemo non udì il suo amico e mentore arrivare sulla porta. Lavorava con la massima concentrazione, come faceva da mesi del resto. Portare a termine quella scultura era la sua unica ossessione e rendere giustizia a quel volto sarebbe stata l'impresa artistica più grande della sua vita. L'angolazione degli zigomi doveva essere perfetta, e lui lavorava solo basandosi sul ricordo. Il ricordo era tutto ciò che aveva, tutto ciò che chiunque di loro aveva, dopo quel terribile Venerdì che aveva cambiato ogni cosa.
Trasalì al suono di una profonda voce maschile, tanto che il coltellino gli sfuggì di mano e gli scalfì la punta del pollice. Il taglio riuscì a tirar fuori una sola goccia di sangue, che scivolò languida sulla guancia del viso scolpito, come una lacrima divina.
Nicodemo si portò il pollice alla bocca per fermare il sangue, quindi si voltò a salutare il suo maestro.
«Entra, Luca. Entra. Ho quasi finito il volto.»
«Ti sei fatto male?»
«No, no. È superficiale. Sto bene. Vieni a vedere il volto.»
Ma l'uomo più anziano era un medico, e lo era stato per molti anni prima di diventare un artista. Non era nella sua natura ignorare una ferita. Esaminò il pollice dello scultore per assicurarsi che il taglio non fosse grave, poiché nessun artista serio poteva rischiare di farsi venire un'infezione alla mano. Soddisfatto nel vedere che si trattava di una cosa da nulla, Luca seguì il suo allievo verso un'enorme scultura, che riempiva il laboratorio.
L'opera d'arte lignea era appoggiata su un tavolo che era stato costruito appositamente per sostenere un'immagine di quella forma e di quelle dimensioni, anche se la base della croce spuntava fuori dal bordo del pesante piano. Il mecenate di Nicodemo era il ricco e assai stimato Giuseppe d'Arimatea, che aveva provveduto all'artista in tutto e per tutto. Prima di partire per Alessandria, Giuseppe gli aveva fornito un laboratorio e dei fondi cospicui per il completamento di quella e di altre opere d'arte.
Anche Nicodemo era nato da una famiglia influente e un tempo era stato il piùù giovane dei Farisei, che erano vincolati a un'interpretazione tradizionale della legge. Ma era cambiato tutto dopo il periodo che aveva trascorso con il santo maestro della Galilea, l'uomo che lui riteneva il vero messia e il salvatore del suo popolo. Gesù il Nazareno lo aveva stimolato a seguire la sua passione, a pensare e ad agire secondo la rivoluzionaria prospettiva che definiva come la Via dell'Amore. Di conseguenza, Nicodemo si era allontanato dal cammino originale della tradizione ed era diventato così il figliol prodigo che aveva abbandonato i genitori e li aveva coperti di vergogna.
Si era dedicato agli insegnamenti della Via e alla ricerca dei mezzi necessari per esprimere le loro verità attraverso l'arte. Era in questo che aveva trovato pace e soddisfazione totali.
Per poter raggiungere il volto, i due uomini dovettero girare intorno alla trave orizzontale che si estendeva da una parte all'altra del piano di lavoro cruciforme.
«Sai che fra gli altri alcuni disapprovano quello che stiamo realizzando? Pensano che sia inappropriato mostrare Lui in questo modo.»
«È perché non sono qui» scattò Nicodemo, prima di riuscire a trattenersi. «Mi dispiace. Non volevo prendermela con te. Ma se solo sapessero che cosa significa avere questa immagine impressa nel cuore, nell'anima e nella mente in ogni momento della giornata. Esprimerlo in questa forma è l'unico modo che ho per liberarmene. Anche se non è detto.»
L'uomo più anziano posò una mano sul suo allievo per consolarlo. «Capisco» disse.
Nicodemo annuì. Ecco uno dei soli due uomini al mondo oltre lui che erano in grado di capire, che sapevano quale indelebile dolore poteva provocare il ricordo. Erano state le donne ad assistere a tutto, a sopportare ogni intollerabile momento del giorno più cupo di tutti. Forse loro avrebbero apprezzato quella raffigurazione. Di certo avrebbero capito il suo bisogno di esprimersi.
Ma per gli apostoli maschi quell'immagine del Cristo crocifisso era il simbolo di qualcosa a cui non avevano assistito e, per molti di loro, un vergognoso memento del fatto che si erano nascosti durante le ultime ore di vita del loro maestro.
Di tutti i seguaci maschi, solo Nicodemo e Giuseppe d'Arimatea, suo amico e mecenate, erano presenti quando Gesù Cristo si era sottomesso alla sua divina sorte sulla collina del Golgota. Quest'altro uomo, il medico, era arrivato in tempo per partecipare al raccapricciante compito di togliere il loro amato maestro dallo strumento che ne aveva causato la morte. Era divenuto il terzo e ultimo discepolo maschio a contemplare davvero l'immagine del Cristo crocifisso. Era una confraternita assai ristretta, una triade di uomini legati da un ricordo tanto sacro quanto terribile.
Nicodemo si prese la testa fra le mani, quindi chiuse gli occhi per un istante. La sua memoria era interamente dominata da quel giorno, quando loro tre avevano trasportato il corpo del messia su una lettiga fatta di lino. La loro meta era un sepolcro lì vicino che era stato commissionato dalla famiglia di Giuseppe d'Arimatea. Giuseppe aveva offerto quel luogo di riposo per motivi sia di devozione che di parentela, poiché Gesù non era solo il suo maestro ma anche il suo nipote carnale.
Ma era di quello che era accaduto dopo che quegli uomini ancora parlavano.
Arrivata al sepolcro, Maria Maddalena aveva cominciato a lavare le ferite dell'amato, pregando appassionatamente sul suo corpo per tutto il tempo. Aveva lavorato senza sosta con il medico per applicare balsami e unguenti, ordinando a tutti gli altri presenti nell'angusta tomba di pregare con lei, di pregare con tutte le forze che il Signore loro Padre restituisse loro Suo figlio. E tutti avevano pregato, ma non con la stessa passione di Maria Maddalena. Nicodemo l'aveva guardata con aria reverenziale. Persino con il sudore, la sporcizia e il sangue che le imbrattavano il volto, aveva la dignità e il portamento di una regina. Sotto sotto era pallida, debole per la stanchezza e per la sofferenza, ma non aveva mai cessato di prestare le sue cure, né di recitare le sue preghiere, tranne che per controllare di tanto in tanto la salute e il benessere delle altre persone presenti nel sepolcro. Il fatto che avesse la capacità di preoccuparsi di tutti loro in un momento come quello era emblematico della sua straordinaria compassione.
Maria Maddalena si era data da fare tutta la notte mentre gli altri dormivano, senza mai perdere la convinzione che Dio avrebbe restituito loro il messia. Ma il corpo era rimasto inerte e non c'era alcun segno di speranza dentro il sepolcro. Quando i primi raggi di sole erano filtrati dentro la tomba quel sabato mattina, lo spirito di Maria era arrivato al limite della sopportazione. Dopo aver fatto cenno al medico che era giunto il momento, avevano avvolto insieme il corpo del suo amato nel lenzuolo funebre. Il valore simbolico di quell'azione - il senso di fine racchiuso in essa, di resa obbligata - l'aveva sopraffatta. Era crollata a terra, stringendo ancora il vasetto di alabastro che conteneva gli unguenti curativi, e aveva singhiozzato fino a perdere conoscenza.
I tre uomini l'avevano portata sulla stessa lettiga di lino che aveva trasportato Gesù il giorno prima, adagio e con cautela, fino alla tenuta di Giuseppe d'Arimatea. Luca, il medico, era preoccupato. Il respiro di Maria era debole e, oltre a tutto ciò che aveva sopportato, era all'ultimo stadio della gravidanza. Doveva essere vegliata con attenzione. Ormai le loro preghiere dovevano essere per lei. Quando Maria era stata sistemata comodamente a letto, con tutte le donne intorno, gli uomini erano andati via e si erano incontrati nelle stanze private di Giuseppe.
La purezza dell'amore e della devozione di Maria per Gesù li aveva accompagnati tutti e tre nel dolore lancinante del loro cordoglio. Li aveva aiutati a capire che la perdita del loro messia non doveva equivalere alla perdita del Suo messaggio. Maria Maddalena aveva padroneggiato e incarnato gli insegnamenti della Via, dimostrando con le sue azioni che l'amore era più forte della morte. Aveva vissuto ogni giorno della sua esistenza terrena secondo questa verità. Insieme, Giuseppe d'Arimatea, Nicodemo e Luca avevano giurato di proteggerla e di sostenere lei e gli insegnamenti sacri in tutti i modi per il resto della sua vita, della vita dei suoi figli e anche oltre. In quel Sabato Santo, quando i tre uomini avevano mescolato il loro sangue e la loro fede in un giuramento indissolubile, si era instaurato un legame che si sarebbe protratto nel futuro per 2000 anni. Avevano formato un'alleanza, quella che sarebbe passata alla storia come Ordine del Santo Sepolcro.
La mattina seguente, quando Gesù risorto aveva annunciato la sua resurrezione a Maria Maddalena, i tre uomini avevano capito di aver fatto la promessa giusta.
Le spoglie mortali del loro maestro erano scomparse. L'unica cosa materiale che restava di Lui era il lenzuolo funebre di lino, su cui si era miracolosamente impressa da entrambi i lati la Sua immagine.
Gli uomini avevano pensato che quel momento così importante dimostrasse che Lui aveva scelto Maria come sua erede, affinché continuasse gli insegnamenti della Via. Anzi, fra di loro avevano ipotizzato che forse le straordinarie cure che gli aveva prestato nel sepolcro avessero in qualche modo favorito il processo santo e del tutto sconcertante della resurrezione. Possibile che il potere puro dell'amore fosse tutto ciò di cui c'era bisogno per realizzare un simile miracolo? Chi poteva esserne sicuro? Certe cose erano questione di fede e ogni uomo doveva arrivare a comprendere Dio a proprio modo e con i propri tempi. Ma questi tre uomini erano testimoni unici. Le tradizioni e le conoscenze che avrebbero tramandato alle generazioni successive si basavano sulle loro stesse esperienze, combinate agli insegnamenti autentici di Gesù.
Nicodemo alzò il capo quando udì un suono che non si aspettava. Luca, un uomo saggio ma temprato, stava piangendo davanti alla statua a grandezza naturale di Gesù sulla croce.
«Ti piace?» chiese Nicodemo a fior di labbra.
L'uomo più anziano annuì. «Moltissimo» replicò, asciugandosi le lacrime. «Hai creato davvero qualcosa di prezioso, amico mio. Credo che un angelo debba averti guidato la mano.»
Nicodemo trattenne il fiato mentre il maestro continuava a ispezionare la sua opera.
«Come sta venendo la cavità?»
Lo scultore girò intorno alla parte superiore del crocifisso per mostrargli il punto in cui aveva scavato un vano piuttosto ampio nel legno, dietro la testa e le spalle del Maestro. «L'ho quasi finita. Credi che sia abbastanza grande?»
Il mentore annuì. «Credo di sì. Ma lo sapremo presto.» Gli rivolse un sorriso d'intesa e Nicodemo trasalì.
«Cosa? È qui?»
«Non ancora, non ancora. Ma ho appena ricevuto un messaggio da Alessandria. Filippo ha ultimato la copia e lei l'ha approvata.»
«Filippo non è in Samaria?»
«Voleva vedere il bambino. Mentre era lì con lei, negli ultimi giorni prima del parto, la copia è stata portata a termine. In questo momento è su una nave.»
«Possa Dio farla arrivare integra da noi.»
«Lo farà, non ho dubbi. E quando arriverà» l'uomo più vecchio passò le mani sulla splendida scultura lignea «avremo il contenitore più adatto e più bello in cui custodirlo. Ma» il suo tono si fece circospetto «dobbiamo usare la massima cautela. Le autorità da entrambe le parti li stanno ancora cercando, lei e i suoi figli. È indispensabile che nessuno di noi parli o scriva di lei, né faccia capire in alcun modo che siamo in contatto con lei - e neanche che lei è molto importante per noi. Giuseppe manderà la copia di nascosto su uno dei suoi mercantili che trasportano stagno. Non dovrà sembrare altro che una consegna di merce come tante altre o sarà tutto perduto.»
Nicodemo assentì con un cenno del capo. «Sai che io non dirò una parola. Ma alcuni degli altri… hanno parlato di scrivere, di annotare quello che Lui ha insegnato e quello che gli è successo, in modo che la gente non dimentichi. Bisogna avvisarli di non scrivere la verità su di lei, e di non menzionare affatto i suoi figli, nel caso che malauguratamente gli scritti finissero nelle mani sbagliate.»
«Farò in modo che capiscano tutto questo, come senz'altro farà Giacomo durante il prossimo consiglio.» Giacomo, il fratello di Gesù, era subentrato alla guida dei seguaci che erano rimasti a Gerusalemme. Convocava regolarmente un consiglio, in cui riuniva i discepoli della Galilea con quelli che si trovavano lì nella Città Santa. All'incirca un anno dopo la crocifissione, stavano cercando di unire le loro forze per portare avanti gli insegnamenti della Via. Molti dei seguaci iniziali, per timore delle persecuzioni, erano fuggiti dalla Terra Santa subito dopo gli eventi del Venerdì Santo. Fra loro, a Giuseppe d'Arimatea era stato dato il sacro compito di occuparsi della famiglia. Aveva portato via di nascosto da Gerusalemme Maria Maddalena incinta, insieme ai suoi bambini e al resto della famiglia, e li aveva fatti giungere tutti sani e salvi ad Alessandria tramite la flotta di mercantili che controllava.
«La tua opera trasmette alla perfezione il grande amore che nutri per il soggetto. Questa espressione denota un capolavoro.»
Luca si avvicinò per abbracciare un attimo il suo allievo prodigio, prima di continuare quel meritatissimo elogio. «In effetti credo che tu abbia superato il tuo maestro. Io non ho ancora raggiunto una simile grandezza nelle mie creazioni artistiche.»
«Forse non ancora.» Nicodemo ricambiò le lodi. «Ma mi hai insegnato molto e sei un uomo dotato di diversi talenti, Luca. Sono certo che un giorno lascerai anche tu un importante segno in onore del nostro maestro. Come procede il dipinto?»
Luca sorrise al suo allievo. «Ci sono due dipinti ora. Quello di Lui è quasi pronto per essere mostrato. Non vedo l'ora di conoscere la tua opinione e spero tanto di avergli reso giustizia. L'immagine di lei è ancora allo stadio iniziale, ma sono deciso a finirla adesso che so che ha partorito Suo figlio senza complicazioni. Dipingerò la Nostra Signora con il bambino. Il Suo bambino. La famiglia mi ha donato un tavolo che viene dalla Galilea, lo ha costruito Lui quando era ragazzo, e ne userò il piano come base per il mio dipinto in suo onore, affinché possa portare con sé una parte del Suo spirito magari. E come gli altri, ho intenzione di mettere per iscritto gli eventi così come me li ricordo, ma soprattutto di mettere per iscritto i Suoi insegnamenti, quelli che hanno cambiato me e tutti e noi.»
Nicodemo sussultò. «Devi stare molto attento a non comprometterti, né nel dipinto né negli scritti! Se mai dovessero trovarli potrebbero usarli contro di te.»
«Naturalmente mi escluderò dalla scena, magari dirò che non ero nemmeno presente, così che potrò raccontare la storia al meglio senza avere paura delle persecuzioni. Mi chiedo se la cosa faccia di me un codardo. Forse sì, forse sì.» Riflettè per un istante prima di continuare il suo pensiero: «Eppure non credo che sia così. Seguirei le orme del nostro fratello pescatore, Pietro, che ha rinnegato il Maestro come gli era stato ordinato affinché gli insegnamenti continuassero. Dipingerò e scriverò solo per coloro che hanno occhi per vedere, per i Teofili, coloro che amano Dio, perché loro capiranno i nostri codici e sapranno come leggere fra le parole e i simboli. Quello che realizzerò non sarà compiuto per quelli che sono estranei alla nostra dottrina. Sarà rivolto solo a chi avrà orecchie per intendere. Ma non sono ancora pronto a scrivere, perché sento che Dio ha un piano per me, e questo non prevede che io resti a Gerusalemme a lungo. Vedrò questo santo bambino con i miei occhi, dovunque lei deciderà di portarlo, e poi andrò dovunque sarò condotto per compiere la volontà di Dio».
«Possa Dio guidare la tua mano in tutte le opere che realizzerai per la Sua gloria.»
«E anche la tua, fratello.»
Insieme, allievo e maestro - Nicodemo lo scultore e Luca il medico e l'artista - rifinirono i particolari del capolavoro che sarebbe stato la primissima opera dell'arte cristiana. Sarebbe diventato anche la custodia del tesoro più prezioso della storia dell'umanità.
Forse l'arte avrebbe davvero salvato il mondo.